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1/125 di ettaro. San Bartolo due anni dopo. © 2019

A distanza di 2 anni ritorno a fotografare assieme agli stessi compagni di allora le ferite del Monte San Bartolo.
Lo scenario che si presenta agli occhi è rassicurante per quello che riguarda la natura che ha ripreso gli spazi divorati dall'incendio, rinverdito le pendici, ricostruito il sottobosco, gettato i semi che riporteranno il San Bartolo a ridivenire bosco.
Più destabilizzate invece rimangono le tracce dell'uomo che distrattamente sembra fingere di prendersi cura del luogo attraverso attenzioni temporanee, improvvisate, campate in aria. E allora zone di parco rimangono chiuse, recintate da reti di plastica arancione e sbarrate da transenne di ferro, in attesa di chissà quali amori incondizionati verso la natura o di chissà quali finanziamenti.
La serie di fotografie proposta si sviluppa su due linee di frequenza che di tanto in tanto si intersecano in una trama avvolta su se stessa. Mostro la natura. La sua imperturbabilità. E l'incuria. Come una alzata di spalle.
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